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December
Volume 6
Issue 4
2008
Invited Paper
Arte, musica e letteratura come strumenti di educazione: l’esperienza del polo S. Paolo a Milano
Art, music and literature as instruments of education: the experience of the St. Paul’s hospital in Milan
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Paola Castellana, Antonio Colombi, Amelia Bastagli, Quirino Principe
Abstract: In the study of medicine there is a recognized need of a deeper view then the technical one. We started this project because of an educative concern with the aim of developing elementary humanities. Nowadays many European universities have understood this new need, so they recommend special courses dedicated to the study of philosophy and literature. Even though these subjects increase the intellectual ability, they are only aimed at raising efficiency and effectiveness. The best instrument to get a cultural perspective which could contain these aspects was thought to be art. We recognize that the study of the human being as a whole was as important as the study of anatomy and physiology, because it regards the meeting between the freedom of the caregivers and those who are cared for. Listening to a piece of music, reading a book or watching a film can arouse feelings that may help the student who is preparing for the medical profession. In this way the student will gain a realistic and pragmatic instrument that will guide him/her in the following years of medical education. Our course, introduced five years ago, includes the study of art, music and literature. It has been attended by approximately a hundred students per year and it has had an important educative relevance. Journal of Medicine and The Person, December 2008; 6(4): 164-167
Keywords: Medical education, Art, Music, Literature, Humanities Received October 1st 2008, Revised October 17th 2008, Accepted October 18th 2008

Homo sum: nil humani a me alienum puto
TERENZIO, Heautontimoroumenos, 77

Questa, enunciata in exergo, è stata la preoccupazione iniziale. Era stata riconosciuta la mancanza, nel curriculum della facoltà di medicina, di una visione ampia, che comprendesse l’umano oltre l’aspetto puramente tecnico. La nostra non è stata una preoccupazione “sentimentale”, ma educativa, poiché l’uomo, considerato legittimamente soggetto clinico dalla scienza medica, è oggettivamente costituito anche da altro, da aspettative, desideri, pensieri, che incidono sullo stato di salute. Occorreva, quindi, una prospettiva culturale che comprendesse questi aspetti. Lo strumento migliore ci è sembrato essere l’arte. Arte come educazione a guardare. Capacità estremamente ridotta nella medicina odierna che non guardando più il malato ha ridotto drasticamente le sue possibilità. Andare al fondo di questo livello inerente l’uomo, oggetto di cura, ci è parso essenziale, come conoscere l’anatomia e la fisiologia, è strumento di attività clinica, perché riguarda l’incontro tra la libertà di chi cura e di chi è curato. Un dettaglio, che oltre ad essere un esempio segna l’intero orientamento della nostra iniziativa. Durante il primo anno del corso elettivo abbiamo letto “La morte di Ivan Il’ic” di Lev Nikolaevic Tolstoj. Alla fine della lettura, una studentessa del IV anno, che lavorava in oncologia, ci ha detto che il suo modo di stare con i pazienti era cambiato radicalmente… Paul Klee ha scritto: «L’arte non rappresenta il visibile, lo rende visibile».

Molte università straniere hanno da tempo avvertito questa nuova esigenza, e hanno raccomandato alla loro facoltà di medicina l’introduzione formale, nei curricula pre-laurea, di speciali moduli didattici dedicati alla filosofia e alle scienze umane. Un’integrazione culturale del genere rappresenta una delle più importanti innovazioni pedagogiche degli ultimi anni. Al di là dell’intento, pure apprezzabile, di arricchire intellettualmente la professione, tale integrazione persegue una finalità rigorosamente operativa. Essa vuole configurarsi come uno strumento specifico, capace di accrescere l’efficienza e l’efficacia dell’azione medica. O forse dovremmo riconoscere che efficienza operativa non è un “di più” accanto all’arricchimento culturale, e che l’uno e l’altro obiettivo, una volta raggiunti, si condizionano a vicenda in un vero e proprio circolo virtuoso. È universalmente riconosciuto che conoscenze, anche essenziali o addirittura elementari, di storia, filosofia, comunicazione interpersonale, religione, antropologia, diritto, economia, letteratura e arte, possono agire come componenti intrinseche del sapere, e del saper essere medico. In particolare, la letteratura, la musica, il cinema, possono avvicinare lo studente, grazie alla forza dell’invenzione narrativa e dei significati immediatamente intesi, agli aspetti sentimentali ed emotivi descritti dall’artista in diverse situazioni di sofferenza, di malattie: non ultime, le situazioni e le circostanze del morire1. Un percorso educativo in queste discipline rappresenta per gli studenti un arricchimento professionale riferibile sia ai contenuti dell’opera, sia alla metodologia di studio, poiché l’analisi della realtà e delle emozioni che hanno ispirato il narratore artista, configura un tipico esercizio di apprendimento secondo un percorso attraverso situazioni o problemi. L’avvicinarsi alla professione medica anche attraverso le componenti emotive che l’ascolto di un brano musicale, la lettura di un testo letterario o la visione di un film possono suscitare, può essere considerato non un approccio velleitario e forzato in ossequio a una generica modernizzazione, bensì uno strumento pedagogico realistico e pragmatico, tale da guidare in maniera più compiuta l’educazione sentimentale del futuro medico. Negli ultimi anni è nato e si è diffuso nelle Facoltà mediche di molti paesi il concetto di medicina narrativa, che si è presto sviluppato come metodo, persino come movimento di pensiero. Il suo percorso educativo consiste nel far leggere agli studenti testi letterari e far scrivere loro storie di se stessi e dei pazienti in un linguaggio quotidiano, anziché in un lessico tecnico caratteristico della cartella clinica. Questo permette di migliorare le capacità di relazione con i pazienti, di ascolto ed interpretazione rapida ed accurata di ciò che essi cercano di comunicare. L’University of New Mexico’s Health Sciences Center pubblica “The Medical Muse”, il Karolinska Institute di Stoccolma ha un Dipartimento di Humanistic Medicine e nel regno Unito la rivista Academic Medicine ha una rubrica fissa, Medicine and the Arts, dedicata a cinema, fotografia, narrativa. Riviste come «The Journal of American Association», «Annals of Internal Medicine», o il particolarmente prestigioso «Lancet», pubblicano in quantità sempre maggiore scritti di riflessione da parte dei medici2,3.

Gli aspetti logistici: dall’anno accademico 2003-04, presso il Polo Didattico della Facoltà di Medicina e Chirurgia preso l’ospedale San Paolo, abbiamo inventato un corso elettivo di humanities, grazie soprattutto alla disponibilità del prof. Quirino Principe, noto musicologo e docente di filosofia della musica nella Facoltà di lettere e filosofia presso l’Università di Roma 3. Hanno partecipato circa 100 studenti ogni anno. Gli incontri sono stati 10 per ogni anno, di 3-4 ore ciascuno. Il nuovo piano di studi del corso di laurea in medicina e chirurgia prevede l’esplicita possibilità di dedicare un certo numero di crediti alle scienze umane, considerate un punto di riferimento essenziale per la formazione di coloro che operano in campo sanitario, a cominciare dal medico. Nel 2003/04 il programma del corso prevedeva tre sezioni, la prima riguardante la musica, con accenni alla musicoterapia, la seconda “il narrare del medico” che individua nella grande letteratura i casi in cui lo scrittore sia un medico il quale descriva e analizzi la propria professione, oppure un narratore che parta da una conoscenza documentata e meditata della professione medica e dei problemi impliciti nel rapporto tra sanità e malattia, la terza “l’immagine della professione medica nel cinema”, che individua nell’arte cinematografica i film più eloquenti e più efficaci nel presentare il lavoro del medico e i problemi che esso investe. Nel 2004/5 in apertura del corso è stato proposto la visione del film Il Regno di Lars von Trier, simbolo dell’ospedale nel quale nessuno di noi vorrebbe essere ricoverato, poi il film Amadeus, esempio di rapporto tra musica e malattia. Tra le tante proposte (vedi i programmi dettagliati) nella sessione “il corpo come realtà tragica”, sono stati letti testi di Iacopone da Todi, di Ippocrate e, in fine di Thomas Stearns Eliot, proponendo la lettura del dramma “Cocktail Party”. Nel 2005/6 i temi del corso sono stati: A) il dolore fisico e la lesione della corporeità nella trasfigurazione letteraria della cultura classica e precristiana in Occidente (Sofocle, Tucidide, Ippocrate); B) il dolore fisico e la lesione della corporeità nella visione cristiana medievale a partire da Parsifal e Anfortas, colpa, ferita, guarigione, redenzione, fino all’“Inferno” di Dante. Come film, “Il mestiere delle armi” di Ermanno Olmi e “Cronaca familiare” di Valerio Zurlini. Nel 2006/7 abbiamo davvero rischiato. Abbiamo proposto l’Opera, ovvero, la rappresentazione della malattia nel teatro dell’Opera. Da parte di alcuni colleghi c’erano manifeste perplessità: il linguaggio del teatro d’opera, sia musicale sia drammaturgico, sembrava troppo lontano dalla sensibilità dello studente “moderno”. In realtà è stata un’esperienza stupefacente. Ogni volta che il prof. Principe interrompeva il video per spiegare, si poteva notare il disappunto sul volto degli studenti, che hanno pure ammesso la loro fatica iniziale, subito svanita appena avvolti dalla bellezza dell’opera. E nel 2007 La realtà è molteplice, “sinfonica” come scriveva un grande teologo tedesco. Così abbiamo proposto Pirandello, “Così è se vi pare”, l’opera di Mozart “Così fan tutte”, e il film “Quarto potere (Citizen Kane)” di Orson Welles.

La risposta degli studenti. Alla fine di ogni corso abbiamo chiesto ad ogni studente di presentare un lavoro originale sotto forma scritta, o musicale oppure teatrale. Gli argomenti erano la malattia, la cura, la morte, il dramma della vita, la bellezza. È stata la cosa più affascinante di questa esperienza, una risposta che ha superato di gran lunga l’offerta. L‘aspetto più interessante di tale esito è stato uno spontaneo allargamento e sviluppo di ciò che era stato proposto: quasi tutti gli studenti sono andati “al di là” dello stimolo cui avevano risposto, pur mostrando chiaramente di essere stati sospinti da quel movente intellettuale. Il professor Principe ha osservato, alla fine delle presentazioni proposte come prove di verifica che hanno concluso il III anno di corso elettivo: «Da un certo punto in poi, sono loro che hanno insegnato a noi». Purtroppo, per motivi tecnici, non è stato possibile registrare queste presentazioni. Possediamo registrazioni in CD, videocassette e testi scritti che ci hanno lasciato gli studenti. Ricordo uno studente che ci fece ascoltare una sua esecuzione al violino, e alla fine ci disse che faceva l’anestesista. Fino a quel momento aveva creduto che la professione avrebbe escluso ogni spazio all’arte, ma, grazie al nostro corso, aveva capito che la realtà era profondamente diversa, e che anzi la sua musica l’avrebbe aiutato. Difficile dimenticare due ragazze abbigliate in modo maschile, che recitarono l’apologo pirandelliano “L’uomo dal fiore in bocca”, o le presentazioni di opere di pittura riguardanti la medicina, o i racconti scritti e inventati dagli stessi studenti, o ancora tre ragazzi molto alternativi che con musiche e testi, anche “volgari”, recitarono una scena teatrale che rappresentava l’ultima sera al fronte di un soldato, e alla fine la Risurrezione. Una studentessa, che era presente, domandò: «Quale risurrezione?”. Risposta: «Ma sì, quella dove si mangia e si beve…» La malattia è un limite, e il limite racchiude in sé una domanda, che è domanda di significato: essa prende le mosse dalla richiesta di benessere, ma esige il compimento del desiderio profondo. «Ogni gioia esige eternità», sussurra Zarathustra nel “canto ebbro” che leggiamo alla fine del celebre e visionario libro di Friedrich Nietzsche.
Tutto questo ha portato davvero ad un rapporto differente con molti di questi studenti, che hanno cominciato a considerare i tutori del corso figure di riferimento, non soltanto fornitori di conoscenze tecniche.

Riassunto – Nello studio di Medicina c’è un bisogno riconosciuto di una visione più profonda di quella tecnica. Abbiamo cominciato questo progetto per una preoccupazione educativa con lo scopo di sviluppare le discipline umanistiche. Oggi molte università europee hanno compreso questo nuovo bisogno, per cui raccomandano corsi speciali dedicati allo studio della filosofia e letteratura. Anche se queste materie aumentano l’abilità intellettuale, essi servono solo ad aumentare l’efficienza e l’efficacia. Lo strumento migliore per ottenere una prospettiva culturale che contenga questi aspetti si pensa possa essere l’arte. Noi riconosciamo che lo studio dell’essere umano nella sua interezza sia importante tanto quanto lo studio di anatomia e fisiologia, perché riguarda l’incontro tra la libertà di chi cura e quella di chi è curato. Ascoltare un pezzo di musica, leggere un libro o guardare un film può far sorgere sentimenti che possono aiutare lo studente che si avvicina alla professione medica. In questo modo lo studente guadagnerà uno strumento realistico e pragmatico che guiderà la sua educazione medica negli anni seguenti. Il nostro corso comprende lo studio di arte, musica e letteratura con una durata di cinque anni, viene seguito da circa un centinaio di studenti all’anno ed ha certamente una grande rilevanza educativa.

 



BIBLIOGRAFIA

 

  1. Cagli V., Malattie come racconti, Armando Editore, Milano 2004
  2. Charon R., Narrative and Medicine, N EnglJ Med 2004, 350:862-864
  3. Oransky I., “Book and film-From narratives of illness to edutainment”

 


 

ALLEGATO N.1
Quirino Principe, Accademico di Santa Cecilia in Roma, insegna Filosofia della Musica all’Università di Roma-Tre. Musicologo, germanista, poeta. Fra i suoi libri su argomenti musicali: Mahler, Rusconi, Milano 1983, Strauss, Rusconi, Milano 1989, La “Sonnambula” di Vincenzo Bellini, Mursia, Milano 1991; I quartetti per archi di Beethoven, Anabasi, Milano 1993; Ha pubblicato inoltre vari libri filosofici (Vita e morte della scuola, Rusconi, Milano 1970; La rivelazione incompiuta, Rusconi, Milano 1974. Ha tradotto l’integrale delle circa 300 Cantate di J.S. Bach. Ha ricevuto per questa attività il Premio “Ervino Pocar” nel 1991. È il curatore dell’edizione italiana del “Signore degli Anelli” di John Ronald Reuel Tolkien, dopo essere stato, nel 1969, colui che ha introdotto in Italia, in assoluto, la prima organica conoscenza dell’opera tolkieniana.

ALLEGATO N.2
PROGRAMMI DEI CORSI

ANNO 2003
Malattia come filosofia della storia, medico come giudice e sacerdote.
Thomas Mann, I Buddenbrook (Buddenbrooks, 1901)
Numeri come medici, simboli come farmaci.
La funzione terapeutica della musica nelle antiche civiltà orientali e pre-elleniche.
Quando il regista è medico.
Visione e analisi del film L’olio di Lorenzo (Lorenzo’s oil, 1992) di George Miller.
Malattia come simbolo di uno spazio e di un tempo.
Lev Nikolaevicˇ Tolstoj, La Morte di Ivan Il’icˇ (Smert Ivana Il’icˇ,1887-1889)
L’armonia terapeutica.
Musica anima e corpo nella cultura ellenica ed ellenistica.
Malattia ed orrore mediatico.
Visione ed analisi del film La Morte in diretta (La Mort en direct, 1980) di Bertrand Tavernier.
Il Medico come scrittore per eccellenza.
Arthur Schnitzler, Morire (Sterben, 1895)
Tra musica e malato, il sommo bene come chirurgo.
Musica e Medicina nell’antica cultura romana e nel medioevo cristiano.

ANNO 2004
Medici e medicina nel linguaggio del cinema.
Proiezione del film di Lars Vor Trier, The Kingdom
Il corpo come realtà tragica.
Letture da Ernst Jünger, Gottfried Benn, Jacopone da Todi.
Musica e Medicina.
Proiezione del film di Milos Forman, Amadeus (prima parte).
Musica e Medicina.
Proiezione del film di Milos Forman, Amadeus (seconda parte).
Presentazione dei libri:
Musica e Medicina, John O’Shea, EDT, Torino, 1991;
La morte di Mozart, Piero Buscaroli, Rizzoli, Milano, 1996.
Le malattie di Wolfang Amadeus Mozart, Ludwig van Beethoven,
Franz Schubert.
Il rapporto tra malattia e creatività musicale (si richiede un dialogo costruttivo con l’uditorio).
Uso di uno strumento a tastiera.
Il corpo come realtà tragica.
Letture da François Villon e Jan Huizinga.
Malattia e medicina nel mondo antico. La figura di Ippocrate.
Musica e medicina.
Le malattie di Robert Schumann, Richard Wagner, Hugo Wolf, Pëtr Il’icˇ Cˇajkovskij.
Proiezione parziale del film di Ken Russell, The Music Lover.
Uso di uno strumento di tastiera.
Il corpo come realtà tragica.
Lettura e analisi di Thomas Stearns Eliot, Cocktail Party (prima parte).
Il corpo come realtà tragica.
Lettura e analisi di Thomas Stearns Eliot, Cocktail Party (seconda parte).

ANNO 2005
Sofocle, Filottete.
Tucidide (Storie) e Lucrezio (De Rerum Natura): la peste ad Atene.
Ippocrate: scritti di medicina ellenica.
Il mito di Parsifal: la sua trasfigurazione in musica.
Miti pagani e cristiani di malattia e guarigione (gli studi di Jessie Weston e Margarete Riemschneider).
Dante, Inferno: l’arco immaginativo e simbolico della sofferenza corporea.
Dante, Inferno XXVIII.
Dante, Purgatorio, XXV e XXVI.
Ermanno Olmi, film Il mestiere delle armi.
Valerio Zurlino, film: Cronaca Familiare.

ANNO 2006
Caratteri generali: la rappresentazione della malattia in termini musicali.
Nel rapporto tra musica e letteratura (narrativa e poesia), le scelte dei compositori intenzionati a rappresentare la malattia in musica.
In particolare, la rappresentazione della malattia nel teatro d’opera.
Il legame tra “aura”, premessa psicologica e rappresentazione della malattia del teatro d’opera. Azione dei linguaggi delle diverse arti.
Primo esempio: Giuseppe VERDI, La Traviata.
Secondo esempio: Giacomo PUCCINI, La Bohème.
Terzo esempio: Francesco CILEA, Adriana Lecouvreur.
Quarto esempio: Richard WAGNER, Parsifal.

ANNO 2007
Presentazione del corso – Introduzione alla visione ed ascolto di: MOZART.
Visione DVD: MOZART – Così fan tutte.
Presentazione e tracce di elementi di discussione dei film di Orson Welles.
Visione film: Quarto Potere – Orson Welles.
Significato dell’opera di PIRANDELLO.
Visone DVD: PIRANDELLO – Così è se vi pare.