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December
Volume 6
Issue 4
2008
JMP Letters
Consultant a Londra
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Marco Sinisi - Consultant in Peripheral Nerve Surgery RNOH Stanmore (London UK)
Dal settembre 2004 lavoro come Consultant in Chirurgia del Sistema Nervoso Periferico presso la Peripheral Nerve Injury Unit (PNI) del Royal National Orthopaedic Hospital a Londra. La PNI Unit è dedicata alla chirurgia delle lesioni traumatiche e tumorali dei nervi periferici. È uno dei centri più importanti al mondo nel trattamento di questi disordini. Lavorare nella PNI Unit di Londra era per me un sogno. Si è realizzato! Come? Non so! Posso solo dire come è andata. Mi laureo presso la Facoltà di Medicina di Milano nel 1997 ed inizio la Specializzazione in Neurochirurgia presso il Policlinico Ospedale Maggiore di Milano. Per i primi tre anni della specialità rimango nello stesso Istituto avendo la fortuna di lavorare con solo tre altri specializzandi per almeno due anni. Durante questi due anni non vi era alcun obbligo di fare le guardie, ma avevamo la consuetudine di affiancarci agli assistenti, anche solo con reperibilità. Essendo solo in quattro il risultato è che facciamo molto in prima persona, anche grazie alla eccezionale disponibilità ad insegnare da parte degli assistenti di ruolo. Qui il mio primo incontro con la chirurgia del sistema nervoso periferico grazie al lavoro con uno dei professori associati dell’Istituto. Mi insegna molto ed imparo molto fino al punto che, quando nel 2000 lui si trasferisce, comincio a guardarmi intorno per cercare un posto dove poter fare da solo quello che avevo imparato con lui in tre anni. Nel settembre 2000 mi sposto come specializzando presso l’Istituto Nazionale Neurologico C.Besta di Milano. Dopo tre mesi l’occasione di un incarico, poi rinnovato fino al ruolo nel 2003, con la conseguente possibilità di partire con un ambulatorio dedicato alla chirurgia del sistema nervoso periferico. Da qui i primi interventi, dapprima cose semplici, poi via via sempre più complessi sino ad interventi di ricostruzione del plesso brachiale e tumori dello stesso. Nel frattempo tutto il resto della neurochirurgia, quindi la necessità di raddoppiare gli sforzi per poter portare avanti la mia passione. Nel marzo 2004 l’occasione, curiosando sul sito del British Medical Journal, di partecipare alla selezione per un posto da consultant nella PNI Unit. Ma cosa fare? Ho fatto a sufficienza? Mi sento pronto per un posto di così grande responsabilità? (Consultant equivale alla figura del primario nel sistema italiano). Ma probabilmente sono un pò troppo giovane ed inesperto, penso, vengo dall’Italia, sono un neurochirurgo, quello è comunque un ospedale ortopedico…vediamo un pò… Cominciamo a mandare il curriculum e vediamo cosa succede: a marzo 2004, 560 interventi da primo operatore, 3 articoli su riviste internazionali, una ventina di presentazioni a congressi nazionali ed internazionali, ma soprattutto evidente dal curriculum la passione per la chirurgia dei nervi periferici. Dopo una settimana trascorsa a Londra con lo scopo di conoscere gli altri due chirurghi e vedere il tipo di lavoro vengo incluso negli 8 per l’“interview” finale a maggio… e a settembre inizia l’avventura. Qui fino ad ora, in 4 anni ho fatto circa 1200 interventi da primo operatore, di cui un terzo circa su bambini di età dai 3 mesi in su per problemi correlati a plesso ostetrico (problematica mai affrontata precedentemente), attività di “teaching” per University College of London a specializzandi di ortopedia e neurologia, attività scientifica principalmente clinica che spesso ha avuto un forte impatto sulla pratica clinica stessa (7 articoli su riviste internazionali già stampati o accettati, altri 5 progetti in corso di revisione) ed i primi inviti a dar lezioni in qualità di esperto. Posso dire che è un altro pianeta in cui a volte sento un pò la pressione, ma è comunque bello ed interessante e, ad essere sinceri quel tipo di lavoro che sognavo quando studiavo a Medicina e durante la Specializzazione. Ma come funzionava fino a quest’anno il sistema formativo britannico e che cosa lo differenziava da quello italiano? Fino ad ora è stato basato sull’accesso ad un “training number”(l’equivalente del posto in specialità), determinato dal curriculum lavorativo precedente e una “interview”. Questo sistema prevedeva un percorso formativo post-lauream tra gli 8 ed i 10 anni. Subito dopo la laurea bisognava accedere a lavori da Senior House Officer in diverse discipline della durata di circa 1 anno o 6 mesi l’uno, ottenuti con curriculum ed interview. A seconda della branca medica o chirurgica e del livello dell’ospedale, i lavori ottenuti influenzano la possibilità dopo circa tre anni di accedere alla vera e propria specialità. Una volta giunti in specialità si entra in un sistema di rotazione che prevede ogni 6 mesi il cambio di ospedale e/o reparto. Partendo dal presupposto che il numero di medici è estremamente inferiore rispetto all’Italia, (giusto per fare un esempio nella nostra Unit in due consultants a tempo pieno e uno part time, facciamo tra i 600 e 700 interventi all’anno), lo specializzando ha notevoli responsabilità, opera da solo a condizione che un Consultant sia in ospedale a disposizione e visita da solo. Dopo sei anni, che possono essere prolungati se non si passa l’esame finale per diventare FRCS (Fellow of Royal College of Surgeons), esame particolarmente difficile in cui il 20% non passa al primo tentativo, resta un anno di “Fellowship” durante il quale il chirurgo si concentra sull’acquisizione di una certa specifica competenza, generalmente ma non necessariamente orientata all’interesse che il chirurgo predilige e desidera sviluppare nella sua carriera. Recentemente sono state apportate alcune modifiche che avvicinano ad un sistema più simile a quello europeo con il rischio, a mio parere, di rovinare un sistema che funzionava molto bene per conformarsi ad uno che, purtroppo nell’esempio di molti paesi è molto carente. La sostanziale differenza quindi tra il sistema italiano e quello britannico risiede nell’assunzione di responsabilità che qui è immediata, in Italia rischia di non accadere mai. Qui il contratto implica dirette responsabilità da subito e progressivamente sempre maggiori. È una realtà competitiva dove non tutti quelli che si laureano arriveranno ad essere consultant, ma potranno prendere carriere parallele diventando Trust Grade Doctors (posizione intermedia tra specializzandi e consultant), ma è una realtà che stimola la presa di responsabilità e penso che questo sia il punto fondamentale. Il sistema italiano è intossicato dal numero di medici, enorme rispetto al reale bisogno, in particolare quello formativo è a volte soffocato dalla miopia di alcuni direttori di specialità che pongono al centro delle loro attività tutto fuorché l’insegnamento, ma ciò non si può dire che renda impossibile imparare, sicuramente lo complica. Se guardo alla mia storia come si è sviluppata fino ad ora, la possibilità di imparare è sempre coincisa con il prendersi e l’accettare da parte mia delle responsabilità anche laddove queste non erano formalmente codificate. Durante il mio tragitto sino ad ora devo ringraziare per la fiducia e lo spazio datomi, che mi hanno costretto a studiare seriamente, provare a fare le cose nel miglior modo possibile tentando di imparare il più possibile dalle persone che in diversi momenti e diversi modi si sono rese disponibili. Quindi potrei concludere dicendo che il training non è un processo passivo dove qualcuno insegna qualcosa, ma al contrario è un processo attivo dove si impara lavorando con altri. Non è una lezione è un lavoro.