Heading
December
Volume 6
Issue 4
2008
JMP Letters
Esperienza formativa in Canada
----------
Maurizio Saini, MD
Sono stato Fellow in Intensive Care per due anni, a Calgary, città dell’ovest del Canada, ai piedi delle montagne rocciose. La mia è stata un’esperienza prettamente clinica in Terapia Intensiva, che mi ha permesso di essere esposto ad un sistema sanitario e didattico completamente diverso dal sistema italiano al quale ero abituato. Non posso e non voglio dire se questo sistema sia migliore o peggiore del nostro e lascerò a voi il giudizio in base a quello che vi dirò in queste poche righe. Posso iniziare dicendo che una esperienza come quella che ho fatto, mi ha accresciuto come persona e come medico. Umanamente si è esposti ad una varietà di individui e di situazioni che sarebbero impossibili qui in Italia. Dal punto di vista didattico le differenze rispetto al nostro sistema sono enormi. Prima di tutto la responsabilità che uno specializzando ha in Canada nei confronti del sistema e dei pazienti è molto maggiore rispetto al sistema europeo. Si è responsabili in prima persona dei pazienti, il paziente viene visto e seguito dallo specializzando e lo strutturato ti segue solo a distanza e in casi di assoluta necessità. Tutto ciò è molto gratificante e permette a noi specializzandi di crescere molto più rapidamente rispetto all’Italia. Questo sistema porta inoltre al fatto che gli specializzandi siano più preparati in media rispetto ai loro corrispettivi italiani e che siano molto più stimolati ed invogliati a studiare. La didattica da parte degli strutturati è eccellente e costante, tutti si sentono parte di un sistema formativo universitario e sentono come la formazione degli specializzandi sia il prerequisito base per avere una classe medica futura che possa mantenere l’eccellenza del sistema attuale. Il medico, specializzando o specialista che sia, è sempre proiettato all’eccellenza, e la meritocrazia è qualcosa di effettivo. Solo i migliori vanno avanti, e i favoritismi sono qualcosa di sconosciuto. Tutto ciò porta ad una fiducia nel sistema da parte di studenti, medici, infermieri e cittadini che qui da noi è spesso assente. I turni di lavoro, d’altro canto, sono assolutamente massacranti; questi possono arrivare a 36 ore continuative. Da un lato ciò è sicuramente non fisiologico e non applicabile per un’intera vita lavorativa, ma per il periodo limitato della formazione professionale, ciò aiuta ad avere un’esposizione ai pazienti ed alle diverse patologie che è infinitamente maggiore rispetto a ciò che si ha con il sistema italiano portando ad una sicurezza nel trattare le diverse patologie maggiore rispetto ad un medico di pari anzianità qui in Italia. Altro importante aspetto del sistema canadese e nord americano in generale, è la possibilità di ruotare in altri servizi che non siano la specialità primaria per la quale ti stai preparando. Per esempio la mia specialità è terapia intensiva, ma nel mio periodo oltre oceano, ho anche ruotato in medicina interna, nefrologia, pneumologia, ostetricia, radiologia. Questo permette da un lato di guadagnare una conoscenza a 360 gradi della medicina e, dall’altro, di capire le problematiche e le necessità degli altri servizi con i quali ci troviamo ad interagire quotidianamente. Il rispetto reciproco fra medici, infermieri, pazienti e parenti è inoltre assoluto, senza che ci sia nessun tipo di abuso da parte di nessuno. Non so quanto di questo sistema possa essere esportato qui in Italia, ma penso che cercare di mixare i due sistemi potrebbe portare solo a dei vantaggi e a dei miglioramenti. Per concludere lascio a voi la scelta di dire cosa ne pensate di questo sistema dalle poche informazioni che vi ho dato in queste righe. Dal mio punto di vista vi dico soltanto che questa è un’esperienza che ritengo fra le più importanti della mia vita, che rifarei immediatamente e che consiglio caldamente a tutti. Ritengo che in Italia dovremmo studiare di più, lavorare di più ed essere più pronti a metterci in gioco e più disponibili a subire critiche da parte di chi ne sa più di noi (medici con più esperienza della nostra, infermieri) senza sentirci vittime e capendo che tutto ciò è fatto per il nostro interesse e che può solo farci migliorare.