Percorso formativo chirurgico per giovani neolaureati negli ospedali distrettuali ugandesi
Dr. Andrea Rizzi - Ospedale L.Sacco Milano

Il problema della formazione medica e soprattutto della formazione chirurgica, è aperto dall’alba dei tempi e anche agli albori della chirurgia, già si sentiva l’esigenza di maestri e di formazione. Ippocrate nel 460 a.C. ci ricordava che l’oggetto del’arte chirurgica è il paziente ed il chirurgo non ha che sottomettersi a chi si trova di fronte, per impostare la sua condotta terapeutica. Chiaramente, l’ambiente, la luce gli strumenti e la tecnica non vanno mai trascurati. Il chirurgo deve essere sicuro di sé, ci ricorda Cornelio Celso nel 30 d.C. ed allo stesso modo compassionevole ed imperturbabile. Via via scorrendo gli anni e la storia, la chirurgia acquista sempre più rilevanza in ambito medico con scoperte sempre più emozionanti e rivoluzionarie. Rimane sempre una linea rossa che lega la storia chirurgica ed è quella dell’insegnamento e della trasmissione del sapere dal Maestro agli Allievi. E così, come ci ricorda Billroth, eminente padre della chirurgia gastrica, il modo migliore di approccio al paziente, si può imparare solo attraverso un Maestro che si dedica all’insegnamento. La formazione chirurgica anche nell’epoca moderna mantiene caratteristiche a cui non si può rinunciare: scuola, metodo, immedesimazione, tempo, pazienza e disciplina rimangono i capisaldi per diventare un chirurgo capace. La formazione del giovane chirurgo in Italia, in questo momento storico, è caratterizzata dallo svolgimento di attività teorico pratiche durante la frequenza alla scuola di specializzazione post-laurea della durata di 6 anni. Normalmente lo specializzando medio lamenta un senso di parziale abbandono e spesso di difficoltà ad acquisire le capacità necessarie per raggiungere un’indipendenza chirurgica. Le lezioni teoriche spesso sono trascurate dai docenti, provocando così una riduzione di interesse da parte degli allievi stessi. Esistono comunque ancora Maestri interessati alla trasmissione del sapere a cui lo studente dovrebbe attaccarsi in una sequela senza riserve. La mia esperienza lavorativa e non, mi ha portato a praticare la chirurgia in un ospedale governativo Ugandese dove, la formazione del giovane chirurgo assume dei connotati diversi da quelli riscontrabili in Italia. Dopo la laurea, i giovani aspiranti vengono gettati in prima linea nell’attività chirurgica, soprattutto per la mancanza di personale utilizzabile in corsia. Questo li rende spesso superficiali nelle diagnosi e troppo sicuri nell’atto chirurgico. La bassa conoscenza di tecniche e la quasi nulla esperienza, rendono lo specializzando troppo sicuro di sé e spesso lo conducono ad errori fatali. La mia esperienza personale è stata caratterizzata dal tentativo di rendere l’ambiente dell’ospedale di Hoima, formativo per i giovani chirurghi locali e per quei giovani italiani che, durante la scuola di specializzazione richiedevano di poter spendere un periodo presso la nostra struttura Ugandese. Ho dovuto chiaramente affrontare degli ostacoli durante il mio percorso professionale che ho però cercato di raggirare con un pò di buon senso e soprattutto con molta pazienza. Ho cercato così di creare un ambiente idoneo alla formazione dando la possibilità di seguire linee guida precise e protocolli diagnostico-terapeutici discussi con tutto lo staff. Dal 2004 al 2006, 6 chirurghi con esperienza pluriennale, hanno raggiunto l’ospedale di Hoima per essere da guida ai giovani in formazione. Due specializzandi della scuola di specializzazione di chirurgia generale di Milano, hanno speso 6 mesi del loro iter formativo presso l’ospedale come specializzandi. Dieci chirurghi Ugandesi hanno eseguito il loro internato obbligatorio in chirurgia per un periodo di 6 mesi. Due studenti di medicina italiani hanno speso un breve periodo come visitatori. Degli interventi di chirurgia maggiore eseguiti nel 2006, più del 50% sono stati eseguiti da specializzandi, così come l’85% degli interventi di chirurgia minore. Delle 200 visite ambulatoriali settimanali, gli specializzandi sono stati protagonisti nella gestione, nella diagnosi e nell’impostazione di un regime terapeutico. Tutti hanno avuto la possibilità di cimentarsi nella diagnostica ecografia grazie alla presenza di un ecografo presente in ospedale. Il giudizio unanime dei frequentatori è stato quello di essersi sentiti responsabilizzati ed utili nell’affronto delle problematiche chirurgiche quotidiane e di avere acquisito sicurezza su numerose tecniche chirurgiche. Personalmente è stata un’esperienza di grande valore ed utilità sotto molti punti di vista, che ha reso chiaro come per la formazione chirurgica, la presenza di un maestro e la possibilità di apprendere sul campo, siano sempre necessari. Nella vita, e nella professione di ogni chirurgo, la figura del maestro, come trasmettitore del sapere, rimane quindi fondamentale. Questo desiderio di trovare persone da seguire, non si limita alla chirurgia o alla medicina ma si espande a tutti gli aspetti della vita vissuta. È fondamentale sapere a chi ed a cosa si appartiene, per sapere chi si è ed è solo in un percorso umano e professionale che il medico e, nello specifico il chirurgo, può affinare la propria persona diventando quotidianamente sempre più attento all’oggetto del suo lavoro: il paziente e la sua sofferenza. Un maestro è tale se riesce a generare allievi. Ed un allievo è tale se nell’obbedienza iconosce autorevole il maestro e diventa quindi anche lui stesso generatore di conoscenza e di sapere.