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December
Volume 6
Issue 4
2008
Books
Medici e miti delle nostre montagne
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Il libro del giornalista valdostano Tiziano Trevisan racconta undici storie di medici che hanno operato in Valle d’Aosta nell’ultimo secolo. Protagonisti, o miti, non come espressione di qualità straordinarie, ma perché testimoni di un vivere semplice. Semplice, eppure pieno, intenso, vero, cosciente del fatto che essere medico fra i valdostani dei piccoli paesi di montagna, più che una professione è una vita. Attraverso fatti, aneddoti, stravaganze, immagini che di loro la gente ricorda, parlandone con stima e gratitudine. Si tratta per lo più di medici condotti che hanno condizionato e segnato la vita di intere vallate con il loro impegno di uomini, vivendo questo lavoro non come un’attività cui dedicare parte del tempo, ma come vocazione totale. Nella ricostruzione delle loro vicende umane, Trevisan utilizza un approccio giornalistico, fatto di incontri e lunghe interviste: “ho cercato di farlo con discrezione – ha dichiarato lo stesso Autore durante la presentazione del volume ad Aosta - come sa fare un antiquario con una preziosa vecchia tela”. Poche pagine per il racconto della vita d ciascuno dei protagonisti, attraverso le foto dell’epoca con l’aggiunta di un simpatico trafiletto “mi ricordo” che dà voce ad amici e conoscenti. Si inizia da Alessio Ansermin, “Rhémy”, il medico delle miniere e poi condotto di Cogne, dal 1925 al 1954, che scendeva ad Aosta ogni martedì con la sua auto veloce per andare a trovare all’ospedale Mauriziano i ‘suoi’ ricoverati. Negli anni Trenta, a La Thuile, c’era invece Giuseppe Montesano, nato in montagna anche se in un paesino della Basilicata: su sua iniziativa, la “Società mineraria Anonima Cogne” fa costruire un ospedale per i minatori e Montesano realizza i primi studi sulla silicosi. Dal mare di Genova v iene Enrico Caput, medico condotto a Villeneuve, dove lavora dagli anni Quaranta assieme a Bruno Binel e Giorgio Menegatti. La sua casa è sempre aperta ad accogliere, “sembra un pronto soccorso”, e lascia poco spazio alle altre passioni: la montagna e la motocicletta. Giorgio Parini oltre che amante del biliardo è un ottimo sciatore, nonostante sia nato a Desenzano del Garda, dove torna una volta l’anno. Lavora ad Antey-Saint-André poi ad Aosta. Il figlio Umberto, primario di medicina generale, racconta di incontrare persone che gli dicono “sono qui perché suo padre mi ha salvato”. È di Quart Samuele Rosset, medico e ufficiale sanitario a Donnas, Cogne, Valtournenche: di lui si ricordano la bontà, il motto di spirito che tranquillizza i malati. Grande tifoso della Juventus ai tempi di Sivori, “papà Rosset” trova il tempo anche per aiutare il convento dei Cappuccini a Châtillon. E poi ancora Arialdo Formìa, che da Torino porta una delle prime ‘Fiat Topolino’ e rifiuta incarichi pubblici o politici; il piacentino Pietro Bassi, prezioso nel curare le fratture; Angelo Valsania, affascinato dalla pediatria e sempre attento alla prevenzione per i bambini. Giovanni Devoti ha l’intuizione oggi portata avanti dall’associazione “Les Amis du coeur”: essere vicino ai pazienti e alle loro famiglie. L’ultimo capitolo del libro è dedicato a Maria Bonino, pediatra morta in Angola per febbre emorragica di Marburg il 24 marzo 2005. Nel lungo ricordo di Stefania Mina, la bella figura di Maria emerge in tutta la sua energia. Medico in Valle d’Aosta, lavorò sempre alternando l’Italia a qualche paese africano: Kenia, Tanzania, Burkina faso, Uganda, Angola, dedicando come volontaria per alcune ONG italiane tutte le sue energie alla cura di bambini malnutriti in diverse zone dell’Africa. A lei è dedicato il volume, assieme a Pietro Fosson, stroncato in un incidente stradale nello stesso anno, prima che potesse coronare il sogno di diventare medico sugli elicotteri del soccorso alpino valdostano. Per iniziativa degli editori, parte del prezzo di acquisto è devoluto alla Fondazione Maria Bonino (www.fondazionemariabonino.it), nata per continuarne l’opera in Africa.