La sfida della bioetica. La vita, la libertà e la difesa della dignità umana

“Dobbiamo renderci conto che la rivoluzione biologica non permetterà soltanto di salvare vite umane, differire la morte o alleviare la sofferenza. Dobbiamo sforzarci di proteggere e preservare anche la dignità umana e, con essa, le idee e le pratiche che ci rendono umani. Questo libro è un invito a non trascurare tali implicazioni antropologiche ed etiche, che sono di per se stesse una manifestazione di quanto c’è di più prezioso da difendere sul piano umano”. Così Leon Kass, già Presidente del Consiglio di Bioetica istituito da Gorge W. Bush per la ricerca sulle cellule staminali, introduce la sua riflessione sul senso della bioetica, tanto inutile in sé come proposizione accademica e normativa quanto necessaria come istanza autentica di uno spazio umano nelle decisioni riguardanti l’impiego e l’orizzonte di sviluppo delle acquisizioni della ricerca biomedica. C’è infatti una responsabilità individuale di chi opera nel campo della medicina, che riguarda l’azione prima che la sensibilità filosofica: gli operatori esprimono spesso un approccio liberale e razionalista alle scelte morali, a cui fa riscontro una sostanziale incompetenza del fronte “etico”, dominato da teorie e chiacchiere, nel rappresentare un polo di attrazione per le coscienze. “Acquisiamo abitudini di condotta non costruendo uno stile di vita basato su regole o precetti studiati a memoria e poi messi in pratica, ma
vivendo con persone che si comportano abitualmente in un certo modo: acquisiamo abitudini di comportamento come apprendiamo la nostra lingua madre. Per questo dobbiamo pensare meno alla dottrina, ai principi, alle regole che guidano il comportamento, e più all’educazione, alle istituzioni e al tipo di individui che produciamo”. La seconda parte dell’opera è dedicata all’analisi di alcuni ambiti applicativi controversi delle moderne tecnologie biomediche: dalla procreazione assistita alla ricerca genetica, dai trapianti alla medicina rigenerativa. Questi sono considerati nella loro dimensione di sfida agli aspetti qualificanti dell’esperienza umana in termini di relazione con le proprie origini e discendenza, identità ed individualità, unità e integrità dell’essere, dignità del corpo. Il terzo capitolo affronta il tema del significato della vita, riproducibile in laboratorio con l’alterazione dell’embrione ed il passaggio dalla procreazione alla produzione di esseri umani. Nel successivo capitolo, viene descritto l’avvento dell’ingegneria genetica a scopi non solo terapeutici, con una difesa del ragionevole disagio della pubblica opinione di fronte alla valorizzazione riduzionista dell’uomo in base al suo patrimonio genetico. “La clonazione e il futuro postumano” è il titolo del quinto capitolo di questa sezione, che traccia un’analogia fra l’approccio odierno alla prospettiva eugenetica e i fondamenti del futuro aberrante descritto nel “Nuovo mondo” di Huxley, abitato da creature con aspetto umano ma “spiritualmente ritardate”. Segue un’analisi delle possibili implicazioni del trapianto di organi da soggetti viventi, qualora un’impostazione utilitaristica prenda il sopravvento sulla cultura della donazione libera e gratuita. Nei capitoli successivi il tema dell’eutanasia viene considerato in una duplice prospettiva: da un lato, la perversione dell’approccio giuridico alle questioni morali che rappresenta una minaccia proprio per la dignità e il benessere dei morenti di cui si prefigge di preservare l’autodeterminazione. Al centro di questa riflessione morale “non c’è l’essere umano, inteso come creatura dotata di aspirazioni e bisogni (…), intessuta di relazioni formative con altri esseri umani, ma l’”individualità” come volontà razionale indipendente o soggetto cosciente. L’individualità diventa la pietra di paragone della nostra dignità perché è la base della nostra autonomia”. Ma allora, cosa rende davvero dignitosa la vita? È questo il tema del nono capitolo, dedicato alla pienezza dell’esperienza umana attraverso l’impegno, l’amore per la bellezza, la serietà, l’aspirazione alla trascendenza, il dono dei figli e una continuità di relazione con il passato e il proprio destino. Il libro si conclude con un appello a riscoprire nella cultura scientifica e nella tensione della ricerca lo stupore e il rispetto per il mistero della vita. La dimensione etica ne costituisce la traduzione operativa nelle scelte concrete e nei comportamenti.